Margherita e l'allunaggio di Neil Armstrong
La sera del 20 luglio 1969 l’aria aveva qualcosa di diverso, anche per chi era abituato a guardare lontano. Margherita Hack non era il tipo da farsi trascinare dalla retorica, ma davanti a una televisione accesa, immagini tremolanti, bianco e nero, fruscio, sentiva che stava per succedere una cosa che avrebbe cambiato il modo in cui l’umanità si sarebbe raccontata.
Non era “magia”, pensava. Era lavoro. Era fisica, matematica, ingegneria. Era la prova che un’idea, quando viene messa alla prova con metodo e ostinazione, può diventare realtà. Eppure, proprio perché lo capiva fino in fondo, quell’attesa le stringeva lo stomaco più di quanto avrebbe ammesso.
Quando la sagoma dell’astronauta apparve sulla scaletta del modulo lunare, Margherita si sporse in avanti, come se avvicinarsi allo schermo potesse rendere più nitida l’immagine. Non cercava il “miracolo”, cercava il dettaglio: il passo, la polvere che si solleva lentamente, l’ombra netta sotto un cielo senza atmosfera. Piccoli segnali che dicevano: sì, è vero. Sta accadendo davvero.
Poi arrivò il momento del contatto. Il piede scese, toccò, e per un istante ci fu quasi silenzio: un silenzio pieno, enorme, come quello che immagini guardando il cielo da una montagna. Margherita lasciò uscire un respiro che non si era accorta di trattenere. Non urlò. Non si commosse in modo plateale. Le venne invece da sorridere, un sorriso breve e incredulo, perché dentro di lei si incastravano due cose insieme: l’emozione umana e la precisione scientifica.
«Ecco cosa succede quando si studia sul serio», avrebbe detto con quella sua voce asciutta, senza fronzoli. Ma nel fondo degli occhi aveva la luce di chi sa riconoscere la grandezza: non solo di un uomo che cammina sulla Luna, ma di migliaia di menti che hanno reso possibile quel passo.
Mentre il mondo si lasciava travolgere dal simbolo, lei già vedeva le domande: le rocce, i dati, ciò che avrebbero imparato sulla storia del Sistema Solare. Il lunaggio non era il punto d’arrivo: era un nuovo inizio. E forse, proprio in quel momento, Margherita Hack pensò che la cosa più straordinaria non fosse la Luna sotto quel piede, ma la capacità dell’essere umano di arrivarci con la forza delle idee, delle prove, e del metodo.